seconda vita - anacleto zamperini

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seconda vita

le vite
La mia seconda vita comincia l'1 luglio 1987.

Era il quinto giorno di licenza pensai di andare a trovare mia mamma in ufficio a Verona dove lavorava da qualche anno. Salutai mia nonna Erina, saltai sulla moto e via verso Verona. Arrivai all'ufficio,da mia madre. Da li decisi di andare a trovare mia zia tanto la distanza era attorno ai quattro chilometri niente di che. Salutai mia mamma, saltai di nuovo in moto.

Duecento metri, cosa può pensare una persona sana, piena di entusiasmo, in duecento metri, con la testa nel casco dietro una visiera a bordo della sua moto? Di sicuro non può pensare che quelli sono i suoi ultimi duecento metri di vita. Pensa a pilotare il suo mezzo e a godersi il viaggio.

Entro in via Colonello Fincato a Verona, cento metri e giro a sinistra in via Verdi, prima seconda terza qua....!!!

BOOOOOOOMMMMMM........FINE.

La situazione è strana, mi ritrovo sdraiato su un manto di erba verde, sofficie, non alta, direi perfettamente tagliata. Una donna vestita di nero con un ombrello nero mi protegge dal sole e mi dice di stare tranquillo che tutto si risolve. La luce è bella e rilassante.

Tutto si risolve? Non so, cosa è che si deve risolvere, io sto bene, pacifico......chi si muove.

Dalle ricerche fatte dopo l'incidente non risulta esserci stata nessuna donna vestita di nero con un ombrello nero, tantomeno erba sofficie, dato che ero sull'asfalto.

L'attività intorno a me era fervente, in realtà ero stato investito da un TIR che non si è fermato al dare la precedenza, ha tirato dritto a una velocità molto elevata il volo che ne è seguito è stato allucinante, peccato che non me lo ricordo. Dicono i testimoni che sono volato con la moto sopra il TIR all'altezza del primo piano del condominio li all'angolo, venticinque metri di volo in lunghezza, ho attraversato la via e sono andato a sbattere contro un muro fatto con i sassi che gentlmente mi ha mandato contro un palo della luce in cemento. Delle persone eroiche e coraggiose mi hanno soccorso,  legato il moncone della gamba destra e fermato il sangue che usciva copioso. Stessa cosa su tibia e perone della gamba sinistra dove le ossa uscivano impietose dalla carne. Qualcuno mi ha tolto il casco. Un dottore vestito di bianco, arrivato con una Volvo color bianco mi ha fatto una puntura di adrenalina nel cuore.

Sono rimasto per terra sull'asfalto quaranta minuti, poi è arrivata l'ambulanza, mi hanno caricato e il medico vestito di bianco è sparito. Nessuno ha mai saputo chi fosse e da dove arrivasse. Volatilizzato. Era li e un nanosecondo dopo.....sparito. Questo è ciò che mi hanno raccontato i testimoni. Mistero.

<<Scusi, scusi, scusiiii, che succede, dove sono?>>
<<Stai tranquillo sei in ospedale>>
<<Ospedale? Come ospedale, ma che stai dicendo?>>
<<Credo che hai avuto un incidente>>
<<Incidente, iooo?>>
<<Ora i medici vedranno che fare, stai tranquillo.>>
<<Tranquillo? Digli che si muovano che devo andae in servizio>>

Non ero più li nuovamente.

Sono in una camera con sei letti, una camera di ospedale in penombra, tonalità dei muri molto tenui, c'è pace e sto bene, anche se mi sento strano. La penombra è strana, pace, silenzio, tranquillità.
Di colpo una luce fortissima negli occhi e sento dal nulla una frase.
<<.....dobbiamo amputare, non c'è altro da fare>>
<<Scusi chi è che deve essere amputato?>>
Dalla luce fortissimma sopra gli occhi, appare un'ombra con un camice bianco o almeno così mi pare.
<<Anacleto, senti, non c'è tempo da perdere, hai avuto un brutto incidente in moto, dobbiamo amputarti la gamba destra, la sinistra te la salvo, te lo prometto. Se non amputiamo hai quindici giorni di vita, forse. La gamba è già in cancrena. Al posto delle ossa ci sono ferri sassi ed erba. Ho bisogno del tuo si per procedere, sei maggiorenne solo tu puoi decidere.>>
<<No scusi un momento io sono un carabiniere, come faccio a fare il mio lavoro senza una gamba?>>
<<Non pensare al lavoro, prima devi salvarti la vita, poi penserai al lavoro>>
<< Dottore faccia ciò che deve, tagli>>

Buio completo.

Uno schiaffo, non forte, ma che mi ha dato fastidio, qualcuno mi sta dicendo qualche cosa che non capisco. Non vedo nulla solo nebbia e ombre. Ho avuto anche un trauma cranico, cervicale e facciale, oggi non mi faccio mancare nulla a quanto pare.
Il letto si muove, i corridoi passano veloci, percepisco la presenza dei miei famigliari. Qualcuno, mi dice che mi avrebbero rimesso in piedi.
Percepisco mio padre. Il letto si ferma un attimo. forse c'è da fare una curva nel corridoio.
<<Papà, vai a casa, prendi la mia pistola, sparami, fanno così anche con i cavalli quando rimangono zoppi. Vai a prendere la pistola....!!!>>
Ancora oggi porto dentro il peso di quelle parole, non so quanto siano state devastanti per mio papà e i miei famigliari.
Arrivo in camera dozzinanti, mi hanno riservato un posto li. La realtà dei fatti è che nessuno dei dottori vuole scommettere manco 100 lire sulla mia sopravvivenza. La morte è li con me, li vicina, intima, la posso guardare in faccia. Il bello è che non ho nessuna paura, so che non morirò. Quello che non sapevo è che una sala operatoria era in pre allarme per me, era partita una embolia grassosa e con questa o vivi o muori, se fosse arrivata ai polmoni, ciao.

Ecco questo è stato il mio 1 luglio 1987, era una giornata caldissima piena di sole.

Sono sopravvissuto.
creato da anacleto zamperini
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